
Quando viene proposta una protesi di spalla, è normale avere dubbi e domande: è davvero arrivato il momento di operarsi? Posso aspettare ancora? L’età rappresenta un problema? Quanto dura l’intervento? Quanto tempo servirà per tornare alle normali attività quotidiane?
Sono domande che ascolto molto spesso durante le visite.
La decisione di affrontare un intervento di protesi di spalla non dovrebbe dipendere soltanto da ciò che si vede in una radiografia o in una risonanza magnetica. È necessario considerare il dolore, la funzionalità della spalla, la qualità della vita, le condizioni generali del paziente e i risultati ottenuti con eventuali trattamenti conservativi.
In questa guida provo quindi a rispondere alle principali domande che un paziente dovrebbe chiarire prima di decidere se affrontare l’intervento.
Non esiste un singolo esame che stabilisca automaticamente quando sia necessario impiantare una protesi.
L’indicazione chirurgica nasce dall’insieme di diversi elementi:
Uno degli aspetti che considero maggiormente è quindi quanto il problema alla spalla stia realmente modificando la vita quotidiana del paziente.
Se il dolore è diventato costante, le normali attività sono sempre più difficili e i trattamenti conservativi non garantiscono più un beneficio soddisfacente, può essere arrivato il momento di valutare la soluzione protesica.
In molti casi sì. La protesi di spalla non è quasi ma un’urgenza.
La presenza di artrosi o di una lesione importante della cuffia dei rotatori non significa necessariamente che il paziente debba essere operato immediatamente.
Quando il dolore è ancora controllabile e la funzione della spalla è accettabile, può essere appropriato continuare con trattamenti conservativi e controllare nel tempo l’evoluzione del quadro.
Esistono però situazioni nelle quali aspettare troppo può rendere il problema più complesso. Per esempio, con il passare del tempo possono aumentare la rigidità articolare, l’usura dell’osso o il deterioramento dei tendini.
In altri casi, può diventare un intervento da fare urgentemente come in caso di frattura dell’omero prossimale o nei casi di lussazione inveterata della spalla.
Per questo la domanda corretta non è semplicemente “posso aspettare?”, ma piuttosto:
“Nel mio caso specifico, quali vantaggi e quali svantaggi comporta rimandare l’intervento?”
La risposta può essere data soltanto dopo una valutazione clinica e radiologica completa.
Quando possibile, la protesi non rappresenta la prima scelta terapeutica.
In base alla patologia, all’età, alla funzione residua della spalla e alla gravità dei sintomi possono essere valutati trattamenti come:
La protesi viene presa in considerazione soprattutto quando queste soluzioni non riescono più a garantire un controllo soddisfacente del dolore e una funzione compatibile con le esigenze del paziente.
Non esiste un’età uguale per tutti.
L’età anagrafica è soltanto uno degli elementi da considerare. Sono altrettanto importanti:
Per questo due persone della stessa età possono avere indicazioni completamente differenti.
Non è quindi corretto pensare che si debba necessariamente “aspettare di essere abbastanza anziani” prima di affrontare una protesi.
Sì, l’età avanzata di per sé non rappresenta necessariamente una controindicazione.
Ciò che conta è valutare le condizioni generali del paziente, eventuali patologie concomitanti, la qualità dell’osso e soprattutto il rapporto tra benefici attesi e rischi dell’intervento.
In alcuni pazienti anziani il dolore e la perdita di autonomia possono avere un impatto sulla qualità della vita molto maggiore dell’età riportata sulla carta d’identità.
La valutazione deve quindi essere sempre personalizzata.
La scelta dipende principalmente dalle condizioni dell’articolazione e della cuffia dei rotatori.
In termini semplici, nella protesi anatomica viene ricostruita una geometria simile a quella naturale della spalla e i tendini della cuffia dei rotatori devono essere funzionanti.
La protesi inversa, invece, modifica la biomeccanica dell’articolazione e permette al muscolo deltoide di assumere un ruolo maggiore nel movimento della spalla. L’indicazione principale ad impiantare una protesi inversa è in presenza di una rottura massiva e irreparabile della cuffia dei rotatori in una spalla altamente sintomatica.


La scelta non viene quindi effettuata soltanto sulla base dell’età.
→ Approfondimento consigliato: Protesi della spalla: differenze tra protesi anatomica e protesi inversa.
Uno degli obiettivi principali dell’intervento è ridurre il dolore e consentire al paziente di recuperare una funzione della spalla utile nella vita quotidiana.
Il risultato però non è identico per tutti.
Dipende dalla situazione di partenza, dal tipo di patologia, dalla protesi utilizzata, dalle condizioni muscolari e tendinee e dal percorso riabilitativo.
L’obiettivo realistico non è necessariamente ottenere una spalla “come nuova”, ma consentire al paziente di tornare a svolgere senza dolore e maggiore autonomia attività come vestirsi, lavarsi, pettinarsi, mangiare o raggiungere oggetti posti a una certa altezza.
Durante la visita è importante discutere non solo di ciò che tecnicamente può essere fatto, ma soprattutto del risultato che è ragionevole aspettarsi nel singolo caso.
Nel mio percorso chirurgico, l’intervento di protesi di spalla dura generalmente circa 45 minuti – un’ora e venti.
A questo tempo deve essere naturalmente aggiunto quello necessario per la preparazione del paziente, l’anestesia e la fase di risveglio e monitoraggio dopo l’intervento.
La durata può inoltre variare in base alla complessità del caso e al tipo di procedura necessaria.
L’anestesia viene definita insieme all’anestesista sulla base del tipo di intervento e delle condizioni generali del paziente.
Nella chirurgia protesica della spalla possono essere utilizzate l’anestesia generale, tecniche di anestesia regionale oppure una combinazione delle due.
La visita anestesiologica preoperatoria serve proprio a valutare il paziente, le eventuali patologie associate e i farmaci assunti, scegliendo la strategia più appropriata.
Nel normale percorso post-operatorio, il paziente viene generalmente dimesso dopo circa due notti di ricovero, quando le condizioni cliniche permettono un ritorno sicuro a domicilio.
Le tempistiche possono comunque cambiare in funzione dell’età, delle condizioni generali, delle eventuali patologie associate e dell’andamento delle prime ore successive all’intervento.
Dopo un intervento chirurgico è normale avvertire dolore, soprattutto nei primi giorni.
Il dolore post-operatorio viene però gestito attraverso una terapia farmacologica personalizzata e, quando indicato, attraverso tecniche anestesiologiche che aiutano a controllarlo soprattutto nelle prime ore.
L’intensità e la durata del dolore possono essere molto differenti da paziente a paziente.
Uno degli obiettivi principali dell’intervento, nel medio-lungo periodo, è proprio la riduzione del dolore causato dalla patologia della spalla.
Come ogni intervento chirurgico, anche la protesi di spalla presenta possibili complicanze.
Tra quelle che devono essere discusse prima dell’intervento rientrano, per esempio:
La probabilità e il tipo di complicanze dipendono però dal paziente, dalla patologia e dal tipo di protesi utilizzata.
Per questo durante la visita è importante discutere i rischi non in maniera generica, ma in relazione alla situazione clinica individuale.
Non è possibile garantire che una protesi duri per tutta la vita del paziente.
Gli impianti moderni possono avere una sopravvivenza molto lunga, ma la durata dipende da numerosi fattori, tra cui:
Per questo, soprattutto nei pazienti più giovani, la longevità dell’impianto è uno degli aspetti che devono essere considerati nella scelta del momento più appropriato per operarsi.
Sì. È importante sapere già prima dell’intervento che nelle prime fasi del recupero la spalla dovrà essere protetta e mobilizzata secondo un protocollo preciso.
Dopo l’intervento sarà necessario utilizzare un tutore, che ha lo scopo di proteggere la spalla e favorire la corretta guarigione dei tessuti. Il tempo di utilizzo e le modalità con cui potrà essere rimosso verranno indicati in base al tipo di intervento eseguito e al protocollo riabilitativo stabilito.

Nel percorso riabilitativo è inoltre previsto l’utilizzo del Kinetec, un dispositivo che consente di eseguire una mobilizzazione passiva e controllata della spalla, senza richiedere un’attivazione diretta della muscolatura da parte del paziente.

Non è necessario conoscere prima dell’intervento tutti i dettagli relativi a tempi, gradi di movimento e modalità di utilizzo: queste indicazioni verranno fornite dopo l’operazione e adattate al singolo caso.
È però utile sapere fin dall’inizio che tutore, Kinetec e riabilitazione fanno parte del percorso successivo all’intervento e che sarà quindi necessario organizzarsi anche per questa fase.
Per sapere come vengono utilizzati il tutore e il Kinetec e come si sviluppano le diverse fasi della riabilitazione, puoi consultare la guida dedicata alla gestione post-operatoria della spalla.
Il recupero avviene progressivamente.
Nelle prime settimane la spalla deve essere protetta e il braccio viene generalmente mantenuto in un tutore secondo le indicazioni ricevute alla dimissione.
Successivamente viene avviato un percorso riabilitativo che permette di recuperare gradualmente mobilità e funzione.
Le tempistiche dipendono dal tipo di protesi, dalla procedura eseguita e dalla situazione individuale.
Nel normale percorso seguito dopo l’intervento, intorno ai 40-45 giorni molti pazienti possono progressivamente riprendere diverse attività della vita quotidiana e le attività lavorative sedentarie, mentre per attività che richiedono maggiore impegno fisico sono generalmente necessari tempi più lunghi.
Queste indicazioni non devono comunque essere interpretate come scadenze automatiche: il recupero deve seguire il protocollo stabilito per il singolo intervento.
Non esiste una data identica per tutti.
È necessario avere recuperato un controllo sufficiente dell’arto e non essere più nelle condizioni in cui tutore, dolore o limitazioni funzionali rendano la guida non sicura.
Nel percorso abituale, il ritorno alla guida può avvenire indicativamente dopo alcune settimane e spesso intorno ai 40-45 giorni, ma deve essere autorizzato sulla base dell’evoluzione clinica del singolo paziente.
Nelle prime settimane dormire può rappresentare una delle difficoltà più comuni.
Nella fase iniziale può essere più confortevole dormire in posizione semi-seduta, sostenendo adeguatamente il tronco con alcuni cuscini e mantenendo il tutore secondo le indicazioni ricevute.
La posizione più adatta può cambiare nel corso della riabilitazione.
Dormire direttamente sulla spalla operata non è consigliabile nella fase iniziale.
Il ritorno sul fianco deve avvenire progressivamente e soltanto quando la guarigione e il recupero lo consentono.
Non è opportuno fissare una scadenza identica per tutti: la tempistica dipende dal tipo di intervento, dal dolore residuo e dalla valutazione durante i controlli post-operatori.
La riabilitazione rappresenta una parte fondamentale del risultato dell’intervento.
Il recupero avviene per fasi e richiede normalmente diverse settimane e alcuni mesi.
Nella prima fase l’obiettivo è proteggere i tessuti e recuperare progressivamente il movimento; successivamente il lavoro viene adattato al recupero della funzione e, quando indicato, della forza.
Il protocollo non dovrebbe essere accelerato autonomamente dal paziente: deve essere adattato al tipo di intervento eseguito e coordinato tra chirurgo e fisioterapista.
Per conoscere nel dettaglio le indicazioni sul tutore, sull’eventuale utilizzo del Kinetec, sulla fisioterapia e sulle diverse fasi del recupero, consulta la guida alla gestione post-operatoria della spalla.
Una volta stabilita l’indicazione chirurgica, inizia la fase di preparazione all’intervento.
È utile presentarsi con:
Può essere utile anche annotare in anticipo le domande da porre durante la visita.
Prima dell’intervento vengono effettuati gli accertamenti necessari per verificare che il paziente possa affrontare la procedura nelle migliori condizioni di sicurezza.
In base al singolo caso possono comprendere:
Durante questa fase è fondamentale comunicare tutti i farmaci assunti, le allergie e le patologie conosciute.
Il paziente riceverà indicazioni specifiche riguardo:
È utile preparare in anticipo anche la casa, spostando gli oggetti utilizzati più frequentemente in posizioni facilmente raggiungibili e organizzando, quando necessario, un aiuto per le prime settimane.
Le indicazioni ricevute dal chirurgo e dall’anestesista devono sempre prevalere sulle informazioni generali.
La protesi di spalla non dovrebbe essere considerata soltanto come la conseguenza di una radiografia “brutta” o di una determinata età.
La domanda principale è quanto il problema stia compromettendo il dolore, la funzione e la qualità della vita e quale beneficio sia realistico attendersi dall’intervento.
Durante la visita specialistica è quindi importante ricostruire il problema nel suo insieme, valutare le eventuali alternative e scegliere insieme al paziente il momento e il tipo di trattamento più appropriati.
Se stai valutando un intervento di protesi di spalla e vuoi capire se rappresenta la soluzione più adatta al tuo caso, puoi prenotare una visita ortopedica specialistica con il Dott. Edoardo Gaj a Roma.