Un dolore alla spalla comparso improvvisamente, molto intenso, che peggiora durante la notte e rende difficile anche soltanto alzare il braccio può avere diverse cause. Una di queste è la calcificazione alla spalla, più correttamente definita tendinopatia calcifica.
Non sempre, però, una calcificazione provoca dolore. Alcune persone scoprono di averne una quasi per caso, magari dopo una radiografia effettuata per un altro motivo, senza aver mai avuto particolari problemi alla spalla.
In altri casi succede esattamente il contrario: il dolore compare rapidamente e può diventare talmente intenso da rendere difficili anche i normali movimenti quotidiani o impedire di dormire.
Come capire, quindi, se i sintomi che stai avvertendo possono dipendere da una calcificazione?
Vediamo quali sono i segnali più caratteristici e perché questa patologia può comportarsi in modi così differenti da una persona all’altra.
Cos’è una calcificazione alla spalla?
Quando parliamo di calcificazione alla spalla ci riferiamo generalmente alla tendinopatia calcifica della cuffia dei rotatori, una condizione caratterizzata dalla presenza di depositi di calcio all’interno di uno o più tendini della spalla.
Uno dei tendini più frequentemente interessati è il sovraspinoso, che fa parte della cuffia dei rotatori.
La presenza del deposito, però, non deve essere automaticamente considerata la causa del dolore.
Questo è un concetto molto importante.
Possiamo avere una calcificazione abbastanza evidente alla radiografia senza avere praticamente alcun disturbo e, al contrario, attraversare una fase della patologia nella quale il deposito provoca un processo infiammatorio particolarmente doloroso.
Per approfondire come si forma e come evolve questa condizione puoi leggere la pagina dedicata alla tendinopatia calcifica della spalla.

Quali sono i sintomi più frequenti della calcificazione alla spalla?
I sintomi della calcificazione alla spalla possono essere molto differenti in base alla fase nella quale si trova la patologia.
Alcuni pazienti avvertono un fastidio progressivo, mentre altri riferiscono un dolore comparso quasi da un momento all’altro.
I sintomi più frequenti sono:
- dolore alla spalla, che può diventare anche molto intenso;
- dolore durante la notte e difficoltà a dormire sul lato interessato;
- difficoltà ad alzare il braccio;
- dolore nei movimenti sopra la testa;
- riduzione temporanea della mobilità della spalla;
- dolore durante alcuni gesti quotidiani, come vestirsi, pettinarsi o prendere un oggetto da uno scaffale;
- sensazione di rigidità della spalla.
Il dolore viene frequentemente percepito nella parte laterale della spalla e nella zona alta del braccio.
Una caratteristica importante della tendinopatia calcifica è che i sintomi possono cambiare anche molto velocemente.
Un paziente può avere un periodo nel quale la calcificazione provoca pochi disturbi e successivamente attraversare una fase acuta caratterizzata da dolore molto più intenso.
Nella mia pratica clinica, la tendinopatia calcifica si manifesta principalmente in due modi:
- Un dolore acuto e molto intenso, che compromette seriamente la qualità della vita del paziente e a volte rende la spalla del tutto inutilizzabile. In questi casi, chi ne soffre farebbe qualsiasi cosa pur di trovare sollievo.
- Un dolore con andamento ‘ondulante’. Il paziente riferisce di aver già sofferto alla spalla mesi prima, con un fastidio che sembrava passato grazie a dei farmaci antinfiammatori. A distanza di tempo, e senza alcun nuovo trauma, il disturbo si ripresenta ricominciando a crescere di intensità.
Perché il dolore può comparire improvvisamente ed essere molto intenso?
Questa è probabilmente una delle caratteristiche che sorprende maggiormente chi soffre di tendinopatia calcifica.
Il paziente spesso pensa:
“Non sono caduto, non ho fatto movimenti particolari e non ho avuto nessun trauma. Perché improvvisamente la spalla fa così male?”
La spiegazione dipende dall’evoluzione della calcificazione.
La tendinopatia calcifica non è una condizione completamente statica. Il deposito può attraversare diverse fasi e, in alcuni momenti, l’organismo può iniziare spontaneamente un processo di riassorbimento della calcificazione.
È proprio questa fase che può essere particolarmente dolorosa.
Durante il riassorbimento si sviluppa una forte risposta infiammatoria intorno al deposito. In alcuni casi parte del materiale calcifico può inoltre irritare la borsa subacromiale, aumentando ulteriormente l’infiammazione.
Per questo motivo una calcificazione che per mesi non aveva provocato particolari problemi può improvvisamente diventare molto dolorosa.
È importante quindi sottolineare che l’intensità del dolore non dipende necessariamente dalle dimensioni della calcificazione.
Una calcificazione molto evidente alla radiografia può essere poco sintomatica, mentre un deposito in fase di riassorbimento può provocare un dolore acuto e fortemente limitante.
In questi casi, che definisco ‘la fase acuta della tendinopatia calcifica’, spiego sempre al paziente che la priorità assoluta è alleviare la sofferenza. Chi ne soffre (spesso si tratta di donne) riferisce un dolore più intenso di quello del parto, e farebbe di tutto pur di trovare sollievo e riuscire a dormire la notte. Una volta confermata la diagnosi, pratichiamo un’infiltrazione alla spalla con l’unico obiettivo di spegnere il dolore. Questo trattamento, infatti, serve solo a stare meglio e non serve a eliminare la calcificazione.
Dolore notturno e difficoltà ad alzare il braccio
Due sintomi che frequentemente portano il paziente a rivolgersi allo specialista sono il dolore notturno e la difficoltà a sollevare il braccio.
Dormire sulla spalla interessata può diventare particolarmente fastidioso.
Nei periodi di maggiore infiammazione il dolore può presentarsi anche a riposo e può rendere difficile trovare una posizione comoda durante la notte.
Allo stesso tempo possono diventare problematici movimenti normalmente molto semplici.
Prendere un piatto da un pensile, infilare una giacca, pettinarsi oppure sollevare il braccio sopra la testa possono provocare dolore.
La difficoltà nel movimento, però, non significa necessariamente che ci sia una lesione del tendine.
In presenza di un processo infiammatorio importante il paziente tende infatti istintivamente a utilizzare meno la spalla. Il dolore stesso limita il movimento e può dare la sensazione che il braccio sia diventato improvvisamente debole.
Se questa limitazione si prolunga nel tempo, inoltre, la spalla può progressivamente irrigidirsi.
In alcuni pazienti la tendinopatia calcifica può infatti associarsi a una capsulite adesiva, la cosiddetta “spalla congelata”.
In questi casi non abbiamo più soltanto dolore: compare anche una vera riduzione progressiva del movimento della spalla sia PASSIVO che ATTIVO.
Una calcificazione può essere presente senza sintomi?
Sì.
Ed è uno degli aspetti più importanti da comprendere quando leggiamo il risultato di una radiografia.
Capita abbastanza frequentemente che un paziente effettui un esame per un problema differente e nel referto venga segnalata la presenza di una calcificazione alla spalla.
Questo non significa automaticamente che quella calcificazione debba essere trattata.
L’immagine radiologica deve sempre essere confrontata con i sintomi del paziente e con ciò che emerge durante la visita.
In altre parole, dobbiamo evitare di “curare una radiografia”.
Una calcificazione che non provoca dolore, non limita il movimento e viene scoperta casualmente può non avere alcuna rilevanza clinica in quel momento.
È lo stesso principio che vale per molte altre problematiche della spalla: ciò che vediamo negli esami diagnostici deve essere interpretato insieme alla storia clinica della persona.
Due pazienti con calcificazioni apparentemente simili possono avere sintomi completamente differenti.
Calcificazione o lesione della cuffia: quali differenze?
Dolore notturno, difficoltà ad alzare il braccio e limitazione nei movimenti non sono sintomi esclusivi della tendinopatia calcifica.
Possono comparire anche in presenza di una lesione della cuffia dei rotatori e questo rende difficile distinguere le due condizioni basandosi soltanto sui sintomi.
Ci sono però alcuni elementi che durante la visita possono indirizzare verso una diagnosi piuttosto che verso l’altra.
Nella tendinopatia calcifica, soprattutto durante la fase acuta, il dolore può comparire improvvisamente anche senza un trauma e può essere così intenso da limitare quasi completamente l’utilizzo del braccio.
Nella lesione della cuffia dei rotatori uno degli elementi che considero particolarmente importanti è invece la presenza di un vero deficit di forza.
Bisogna però fare attenzione anche in questo caso.
Un paziente con una calcificazione molto dolorosa può sembrare debole semplicemente perché il dolore gli impedisce di esercitare correttamente la forza.
Durante la visita è quindi necessario capire se il muscolo non riesce realmente a generare forza oppure se è il dolore a impedire al paziente di utilizzarlo.
È una distinzione che difficilmente può essere fatta autonomamente.
Per questo motivo non è sufficiente confrontare i propri sintomi con una lista trovata online: visita clinica ed esami diagnostici devono essere valutati insieme.
Come viene diagnosticata una calcificazione alla spalla?
La diagnosi parte sempre dal colloquio con il paziente e dalla visita specialistica.
Bisogna innanzitutto capire quando è iniziato il dolore, se è comparso improvvisamente o progressivamente, quali movimenti lo provocano, se disturba durante la notte e se esiste una reale perdita di forza o una limitazione del movimento.
Successivamente vengono eseguiti test specifici per valutare la mobilità e i tendini della cuffia dei rotatori.
Per identificare una calcificazione, uno degli esami più utili è la radiografia della spalla, che permette di visualizzare il deposito e valutarne posizione e caratteristiche.
In base al caso può essere utile anche la risonanza magnetica.
La risonanza magnetica può essere particolarmente utile quando è necessario valutare anche lo stato dei tendini della cuffia dei rotatori o escludere altre problematiche associate.
Non esiste quindi un esame che debba essere interpretato isolatamente.
La diagnosi nasce sempre dall’insieme di sintomi, visita ed esami strumentali.
La calcificazione può riassorbirsi spontaneamente?
Sì, è possibile. Mi è successo recentemente con una paziente a cui avevo dato indicazione chirurgica.
Poco prima dell’intervento sono solito far ripetere la radiografia per disporre di un esame aggiornato, dato che spesso i controlli precedenti risalgono a mesi prima. Il giorno dell’operazione, tuttavia, la paziente mi ha riferito che da qualche mese il dolore era progressivamente diminuito. La radiografia preoperatoria di routine ha confermato che la calcificazione non solo si era ridotta di dimensioni, ma era ormai a malapena visibile. Per questo motivo, l’intervento chirurgico è risultato superfluo ed è stato annullato.
La tendinopatia calcifica ha infatti una propria evoluzione biologica e l’organismo può iniziare spontaneamente a riassorbire il deposito.
Paradossalmente, però, proprio il momento nel quale l’organismo tenta di eliminare la calcificazione può coincidere con una delle fasi più dolorose della patologia.
Questo spiega perché durante un episodio acuto si possa avere la sensazione che la situazione stia improvvisamente peggiorando, mentre in alcuni casi è in corso proprio il processo di riassorbimento.
Ciò non significa naturalmente che ogni calcificazione scomparirà necessariamente da sola o che sia sempre opportuno aspettare.
Alcuni pazienti possono avere sintomi persistenti o ricorrenti e il deposito può rimanere presente nel tempo.
Il comportamento della patologia deve quindi essere valutato caso per caso.
Quando è necessario intervenire esistono diverse possibilità terapeutiche e la scelta dipende dalla fase della patologia, dall’intensità dei sintomi, dalle caratteristiche della calcificazione e dalla risposta ai precedenti trattamenti.
Quando rivolgersi all’ortopedico
Un episodio occasionale di dolore alla spalla non significa necessariamente avere una tendinopatia calcifica.
Quando però il dolore diventa molto intenso, compare senza una causa evidente, impedisce di dormire oppure limita significativamente il movimento del braccio, è opportuno approfondire il problema.
La valutazione specialistica diventa particolarmente importante anche quando il dolore continua a ripresentarsi, non migliora con le terapie iniziali oppure compare una progressiva rigidità della spalla.
Lo stesso vale se una radiografia ha evidenziato una calcificazione.
Il solo referto non è sufficiente per stabilire se il deposito sia realmente responsabile dei sintomi e, soprattutto, se debba essere trattato.
Nella mia pratica clinica cerco sempre di partire dalla stessa domanda: quanto questa condizione sta incidendo sulla vita del paziente?
L’obiettivo non è eliminare necessariamente ciò che compare in una radiografia, ma capire la causa del dolore e scegliere il percorso più appropriato per recuperare movimento e qualità di vita.
Nella mia pratica clinica, in cui visito oltre 5.000 spalle all’anno, ho l’opportunità di trattare moltissimi pazienti affetti da tendinopatia calcifica. Grazie a un approccio fortemente conservativo, nella stragrande maggioranza dei casi (circa l’80-85%) i pazienti ottengono ottimi risultati in termini di riduzione del dolore e recupero funzionale attraverso infiltrazioni e una corretta fisioterapia. Solo i soggetti refrattari alle terapie conservative vengono successivamente indirizzati al trattamento chirurgico.
In conclusione: il dolore alla spalla potrebbe dipendere da una calcificazione?
Sì, soprattutto quando il dolore compare improvvisamente, diventa molto intenso, peggiora durante la notte e rende difficile muovere il braccio.
Ma questi sintomi non sono sufficienti da soli per stabilire una diagnosi.
Una tendinopatia calcifica può assomigliare a una lesione della cuffia dei rotatori, può associarsi a una capsulite adesiva e, soprattutto, una calcificazione visibile alla radiografia può anche non essere la vera responsabile del dolore.
Per questo motivo il passaggio più importante è sempre arrivare a una diagnosi corretta.
Se hai un dolore alla spalla persistente o improvvisamente molto intenso, una valutazione specialistica permette di capire da dove nasce il problema e quale sia il trattamento più appropriato.
Una diagnosi precisa è il primo passo per tornare a muovere la spalla senza dolore.
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