Quando si ha un problema alla spalla che non si risolve, magari si ha già una diagnosi oppure è stato prospettato un intervento chirurgico, una delle domande più comuni è: a chi mi devo rivolgere?
Cercando online è facile imbattersi in definizioni come “centro specializzato nella spalla”, “centro di eccellenza” o “miglior centro per la chirurgia della spalla”. Tuttavia, per un paziente può essere difficile capire quali siano gli elementi realmente importanti da valutare.
Non esiste necessariamente un centro migliore in assoluto per qualsiasi problema e per qualsiasi paziente. Esistono però alcuni aspetti concreti che possono aiutare a capire se ci si sta rivolgendo a un professionista focalizzato sulla spalla.
La spalla, infatti, è un’articolazione complessa. Le problematiche possono essere molto differenti tra loro e possono interessare un adolescente dopo un trauma sportivo, un adulto con una lesione tendinea oppure un paziente anziano con artrosi o una frattura.
Per questo motivo, la scelta dovrebbe tenere conto non soltanto del luogo in cui si viene visitati o operati, ma soprattutto dell’esperienza specifica dello specialista, del numero e della varietà dei casi trattati, delle possibilità terapeutiche disponibili e dell’organizzazione dell’intero percorso di cura.
Cosa significa rivolgersi a un centro specializzato nella spalla?
Essere specialisti in ortopedia e traumatologia significa possedere una formazione che riguarda l’intero apparato muscolo-scheletrico. Nel corso della propria attività, tuttavia, un ortopedico può concentrare maggiormente la propria esperienza su determinate articolazioni e su specifiche tecniche di trattamento.
Nel caso della spalla questo aspetto è particolarmente importante.
La spalla ha una grande libertà di movimento e il suo corretto funzionamento dipende dall’equilibrio tra ossa, articolazioni, muscoli, tendini e legamenti. Una problematica apparentemente simile può quindi avere cause diverse e richiedere trattamenti completamente differenti.
Pensiamo, ad esempio, a un dolore alla spalla. Può essere legato a una patologia della cuffia dei rotatori, a un problema del capo lungo del bicipite, a una tendinopatia calcifica, a una capsulite, a un’artrosi oppure essere la conseguenza di un trauma. Il sintomo può essere simile, mentre diagnosi e trattamento possono essere molto diversi.
Per questo, quando parliamo di un percorso specializzato nella spalla, non dobbiamo pensare soltanto alla possibilità di eseguire un determinato intervento chirurgico. La specializzazione riguarda l’intero percorso: dalla diagnosi alla scelta del trattamento, fino alla riabilitazione e al recupero funzionale.

Quali caratteristiche dovrebbe avere un percorso realmente specializzato nella spalla?
Ci sono diversi elementi che, nella mia esperienza, possono essere utili per orientarsi nella scelta.
Un’elevata esperienza specifica e un alto volume di casi trattati
Uno dei primi aspetti da valutare è l’esperienza dello specialista nel trattamento delle patologie della spalla.
Occuparsi quotidianamente di questa articolazione significa confrontarsi non soltanto con le problematiche più comuni, ma anche con casi meno frequenti, situazioni complesse e pazienti che hanno già ricevuto precedenti trattamenti.
Il numero di casi trattati è quindi un elemento da prendere in considerazione, ma deve essere interpretato correttamente.
Un alto volume non significa semplicemente eseguire molti interventi chirurgici. Il percorso inizia dalla visita e dalla diagnosi e comprende sia i pazienti che necessitano di un intervento sia quelli per i quali la soluzione più appropriata è un trattamento conservativo.
Nella mia attività, ad esempio, eseguo oltre 500 interventi chirurgici alla spalla ogni anno. Questo volume permette di acquisire esperienza su patologie e situazioni cliniche molto differenti tra loro. Ogni anno mi capita di operare pazienti dai 16 anni di età, con episodi di lussazione della spalla, fino a pazienti over 80 che devono impiantare protesi di spalla per processi artrosici.
Ciò non significa che la chirurgia rappresenti automaticamente la soluzione per ogni paziente.
Al contrario, uno degli aspetti più importanti dell’esperienza specialistica consiste proprio nel capire quando è opportuno operare e quando non lo è.
Io per esempio, nella maggior parte dei casi ho un approccio molto conservativo al problema: ove possibile cerco di trattare il paziente partendo dalle procedure meno invasive fino ad arrivare a quelle più invasive. Ho trovato che questo approccio risulta essere molto apprezzato dalla maggior parte dei pazienti che, anche se indicati ad eseguire interventi chirurgici, hanno la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile per evitare la chirurgia.
Un approccio multidisciplinare
La gestione di una problematica della spalla non riguarda necessariamente soltanto il chirurgo ortopedico.
In molti casi la fisioterapia costituisce una parte fondamentale del trattamento. Dopo un intervento chirurgico, inoltre, la riabilitazione è essenziale per recuperare progressivamente mobilità, forza e funzione.
A seconda delle caratteristiche del paziente e dell’obiettivo da raggiungere, nel percorso possono essere coinvolte diverse figure professionali, come fisioterapisti, preparatori atletici e osteopati.
Pensiamo, ad esempio, a uno sportivo che deve tornare a svolgere un gesto specifico. Recuperare una buona mobilità della spalla rappresenta soltanto una parte del percorso: successivamente può essere necessario recuperare forza, controllo del movimento e capacità di eseguire nuovamente il gesto atletico.
Allo stesso modo, le esigenze di un paziente anziano che vuole tornare autonomo nelle attività della vita quotidiana sono differenti da quelle di un atleta agonista.
Per questo motivo considero importante un approccio multidisciplinare, nel quale le diverse figure coinvolte lavorino seguendo obiettivi comuni e un percorso costruito sulle caratteristiche del singolo paziente.
Mi capita sempre di più di indirizzare il paziente dal fisioterapista prima dell’intervento chirurgico. La fisioterapia preoperatoria ha un ruolo fondamentale soprattutto quando l’intervento chirurgico deve essere posticipato di qualche mese o quando prima dell’operazione la spalla presenta una marcata rigidità. In questi casi una stretta collaborazione tra le diverse figure e il lavoro in equipe diventa di fondamentale importanza.
Esperienza sull’intero spettro delle patologie della spalla
Un altro elemento da considerare è la capacità di affrontare problematiche molto diverse della stessa articolazione.
Le patologie della spalla possono essere suddivise, semplificando, in alcuni grandi gruppi.
Ci sono innanzitutto i problemi traumatici come le lussazioni della spalla, le fratture dell’omero prossimale o le lussazioni acromion-clavicolari.
Esistono poi le patologie tendinee, tra cui le lesioni della cuffia dei rotatori, i problemi del tendine del capo lungo del bicipite e le tendinopatie calcifiche.
Altre condizioni sono prevalentemente degenerative, come l’artrosi della spalla e alcune forme di artropatia (es: artrite reumatoide o artrite psoriasica), nelle quali nei casi più avanzati può essere necessario valutare anche una soluzione protesica.
Infine, esistono condizioni caratterizzate soprattutto da dolore, rigidità o alterazione del movimento, come la capsulite adesiva o alcune forme di discinesia scapolare.
Avere esperienza sulla spalla a 360 gradi permette non soltanto di trattare queste patologie, ma soprattutto di effettuare una corretta diagnosi differenziale quando i sintomi non indicano immediatamente una causa precisa.

Esperienza con pazienti di età e necessità differenti
Lo stesso problema alla spalla non deve necessariamente essere trattato nello stesso modo in tutti i pazienti.
Età, tipo di attività, qualità dei tessuti, condizioni generali, sport praticato, lavoro e aspettative personali sono tutti fattori che possono modificare la scelta terapeutica.
In un adolescente o in un giovane sportivo, ad esempio, un episodio di instabilità della spalla deve essere valutato anche in relazione al rischio di nuovi episodi e al tipo di attività sportiva praticata.
In un adulto è spesso importante considerare le richieste lavorative e sportive, oltre alla possibilità di recuperare pienamente determinate funzioni.
Nel paziente anziano o grande anziano entrano invece in gioco anche altri aspetti, come la qualità dell’osso, le condizioni dei tendini, l’autonomia della persona e le sue condizioni generali (eventuali comorbidità come cardiopatie, diabete…)
Non è quindi sufficiente guardare soltanto una risonanza magnetica o una radiografia. Gli esami sono fondamentali, ma devono sempre essere interpretati insieme alla visita e alle caratteristiche della persona che abbiamo davanti.
Due pazienti con immagini radiologiche simili possono avere sintomi ed esigenze molto differenti e, di conseguenza, necessitare di percorsi diversi.
Io dico sempre ai miei pazienti che il trattamento viene deciso principalmente da come e quando il problema incide sulla qualità di vita del paziente.
La capacità di proporre anche un trattamento conservativo
Quando si cerca uno specialista della spalla, soprattutto se si è già ricevuta un’indicazione chirurgica, è naturale concentrare l’attenzione sull’esperienza del chirurgo.
La capacità chirurgica è certamente importante quando l’intervento è necessario, ma ritengo altrettanto importante poter valutare correttamente i casi in cui la chirurgia non rappresenta la prima scelta.
Molte problematiche della spalla possono essere trattate inizialmente attraverso un percorso conservativo. A seconda della diagnosi e del paziente, possono trovare indicazione fisioterapia, riabilitazione, modificazione temporanea di alcune attività ed eventualmente terapie infiltrative.
In altri casi, invece, il trattamento conservativo può non essere sufficiente oppure non essere indicato.
Non esiste una regola valida per tutti.
L’obiettivo della visita specialistica deve essere comprendere la causa del problema e spiegare al paziente quali possibilità sono disponibili, quali risultati è ragionevole aspettarsi e quali sono i tempi del percorso.
Nella mia esperienza clinica mi capita di visitare tantissime pazienti con capsulite adesiva alla spalla (è una patologia che colpisce maggiormente il sesso femminile). Nella stragrande maggioranza dei casi (99,5%) il trattamento è fisioterapico e con infiltrazioni. Solo lo 0,5 % delle pazienti è indirizzato alla chirurgia.
Continuità del percorso e follow-up
Un altro aspetto che considero importante è ciò che accade prima e dopo un eventuale intervento.
La chirurgia, quando necessaria, rappresenta infatti soltanto una parte del percorso.
Prima dell’intervento è importante arrivare a una diagnosi corretta, discutere l’indicazione chirurgica e spiegare al paziente cosa verrà fatto e quali saranno le fasi successive.
Dopo l’intervento inizia invece il recupero.
Le tempistiche e le modalità della riabilitazione cambiano notevolmente a seconda della procedura effettuata. Una sutura della cuffia dei rotatori, un intervento per instabilità e una protesi di spalla, ad esempio, non possono seguire lo stesso protocollo riabilitativo.
Per questo è importante che fisioterapista e paziente sappiano esattamente quale intervento è stato eseguito e quali sono gli obiettivi da raggiungere nelle diverse fasi.
Le visite ricorrenti post operatorie permettono inoltre di controllare l’evoluzione del recupero e, quando necessario, modificare progressivamente il percorso.
Un centro specializzato nella spalla deve necessariamente essere chirurgico?
No.
Questa è una distinzione importante.
La presenza di competenze chirurgiche specifiche permette di affrontare quelle patologie per le quali l’intervento rappresenta la soluzione più appropriata. Questo non significa però che ogni paziente valutato da un chirurgo debba essere operato.
In molte condizioni della spalla il trattamento conservativo può consentire un buon controllo del dolore e un recupero soddisfacente della funzione.

In altri casi, la chirurgia può diventare indicata quando il trattamento conservativo non ha dato il risultato desiderato oppure quando le caratteristiche della lesione, l’età e le richieste funzionali del paziente rendono poco efficace un’attesa prolungata.
Anche in questo caso la scelta deve essere personalizzata.
Essere specializzati nella chirurgia della spalla, quindi, significa anche sapere quando non è necessario utilizzarla.
Come capire se un centro è adatto al proprio problema alla spalla?
Prima di scegliere a chi rivolgersi può essere utile cercare di ottenere risposta ad alcune domande molto concrete.
Lo specialista si occupa abitualmente della patologia che mi è stata diagnosticata? Ha esperienza sia nelle soluzioni conservative sia in quelle chirurgiche? In caso di intervento, è previsto un percorso di controllo anche dopo l’operazione? Come viene gestita la riabilitazione? Vengono prese in considerazione la mia età, l’attività sportiva o lavorativa che svolgo e gli obiettivi che vorrei raggiungere?
È inoltre importante che durante la visita ci sia lo spazio per comprendere realmente la diagnosi.
Il paziente dovrebbe sapere qual’è il problema, quali possibilità terapeutiche esistono, perché viene consigliato un determinato trattamento e quali risultati è ragionevole aspettarsi.
Questo vale ancora di più quando viene proposta una procedura chirurgica.
Non bisogna avere timore di fare domande: comprendere il proprio percorso terapeutico è una parte importante della cura.
“Centro di eccellenza” per la spalla: cosa significa davvero?
Chi cerca online dove curarsi o dove operarsi alla spalla incontra frequentemente espressioni come “centro di eccellenza per la spalla” o “centro di eccellenza per la chirurgia della spalla”.
Sono definizioni che attirano comprensibilmente l’attenzione, ma da sole non permettono di capire se una determinata realtà sia quella più adatta al proprio problema.
Personalmente ritengo più utile concentrarsi su elementi verificabili.
Anche la varietà della casistica è importante.
Un percorso realmente focalizzato sulla spalla dovrebbe poter affrontare situazioni molto differenti: dal trauma dello sportivo alle patologie della cuffia dei rotatori, dall’instabilità fino all’artrosi e alla chirurgia protesica, tenendo conto delle differenze tra pazienti giovani, adulti e anziani.
Più che cercare un’etichetta, quindi, può essere utile capire cosa c’è concretamente dietro quella definizione.
Come orientarsi nella scelta di un percorso specializzato per la spalla a Roma
Per chi vive a Roma o nel Lazio, la scelta può essere particolarmente ampia: sono presenti numerosi specialisti e diverse strutture nelle quali è possibile effettuare visite, esami e interventi chirurgici.
Anche in questo caso, partirei dagli stessi criteri descritti finora.
Il luogo nel quale viene effettuata una visita o un intervento è certamente importante, ma va considerato insieme all’esperienza dello specialista e all’organizzazione dell’intero percorso.
In conclusione
Scegliere a chi affidare un problema alla spalla non significa necessariamente trovare il centro che si definisce “migliore” o “di eccellenza”.
È più utile valutare elementi concreti: esperienza specifica, volume e varietà dei casi trattati, capacità di affrontare l’intero spettro delle patologie della spalla, possibilità di scegliere tra trattamento conservativo e chirurgico, collaborazione tra diverse professionalità e continuità nel follow-up.
La soluzione più appropriata rimane sempre quella costruita a partire dalla diagnosi e dalle caratteristiche del singolo paziente.
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