La spalla è l’articolazione più mobile del corpo umano, caratteristica che ci permette di compiere gesti quotidiani come pettinarsi, fare il bidet, allacciarsi il reggiseno, radersi o vestirsi. Tuttavia, questa grande mobilità richiede un complesso lavoro muscolare e articolare. Alle volte questa notevole mobilità può trasformarsi in una spalla rigida riducendo l’arco di movimento e causando dolore.
Da un punto di vista biomeccanico, la spalla funziona come una catena formata da più anelli: quando un anello della catena non funziona correttamente, tutto il movimento ne risente, sia in termini quantitativi (ampiezza) che qualitativi (fluidità).
Quali sono le cause più comuni della spalla rigida?
La spalla può perdere la sua normale mobilità per diverse ragioni, tra cui le più frequenti:
- Capsulite adesiva: patologia infiammatoria che provoca una progressiva rigidità dell’articolazione.
- Artropatia concentrica (artrosi gleno-omerale): condizione degenerativa che altera meccanicamente la funzionalità articolare.
- Immobilizzazione prolungata: tipica dopo interventi chirurgici o fratture.
La mia spalla si muove, ma ho dolore: perché?
Durante una visita ortopedica è fondamentale valutare sia il movimento passivo (effettuato dal medico) che quello attivo (effettuato autonomamente dal paziente). Questo permette di capire se la spalla si muove completamente e correttamente dal punto di vista biomeccanico.
Capita spesso che la spalla sembri avere una buona mobilità, ma il movimento avvenga in modo scorretto e doloroso. Questo può succedere perché alcune strutture muscolari o tendinee non stanno lavorando correttamente.
Un esempio comune è rappresentato dalla rottura della cuffia dei rotatori: la spalla si muove apparentemente bene, ma il paziente avverte dolore sia per la rottura del tendine sia poiché altre strutture muscolari cercano di compensare il deficit causato dalla lesione.
Come si cura una spalla che non si muove bene?
Recuperare la piena mobilità della spalla è sempre prioritario, salvo la presenza di impedimenti meccanici.
Talvolta possono coesistere due problemi contemporaneamente, come una lesione della cuffia dei rotatori associata a una capsulite adesiva. In questi casi, è fondamentale risolvere prima la spalla rigida con trattamenti fisioterapici mirati e solo successivamente trattare chirurgicamente la lesione tendinea. La spalla rigida, infatti, rappresenta il pericolo numero 1, specialmente se l’intervento chirurgico prevede un’immobilizzazione post-operatoria della spalla. Infatti se partiamo da una condizione in cui la spalla è già rigida, sarà poi particolarmente difficile recuperare il movimento completo.
Quali sono i trattamenti per la spalla rigida?
Non tutti i casi in cui non muoviamo bene la spalla, sono uguali. Il trattamento dipende dalla causa che ha portato alla rigidità:
- Capsulite adesiva: il trattamento principale è rappresentato dalla fisioterapia e dalla riabilitazione, fondamentali per recuperare l’intero arco di movimento.
- Artropatia concentrica (artrosi gleno-omerale): nei casi in cui l’usura della cartilagine impedisce il normale scorrimento delle superfici articolari, potrebbe essere necessario ricorrere a un intervento chirurgico.
Una diagnosi accurata della cause di una spalla rigida, effettuata da uno specialista della spalla, è quindi fondamentale per scegliere il trattamento più efficace e personalizzato.
Mia esperienza di un caso clinico esemplificativo di spalla rigida senza trauma
Un paziente di 55 anni, fabbro di professione, svolge attività lavorativa pesante sin dall’età di 15 anni. Da alcuni anni lamenta una progressiva e ingravescente rigidità della spalla, accompagnata da una significativa riduzione dell’arco di movimento che rende difficoltoso lo svolgimento del suo lavoro quotidiano.
Circa tre anni prima gli era stata diagnosticata una capsulite adesiva alla stessa spalla, trattata con un ciclo di tre infiltrazioni e fisioterapia, con risultati parziali e temporanei. Recentemente, oltre ad una spalla rigida, il paziente ha riferito un aumento significativo del dolore.
Durante la visita nel mio ambulatorio ortopedico a Roma, il paziente mostrava una marcata riduzione dell’arco di movimento della spalla, sia attivo che passivo. Tuttavia, i test per valutare l’integrità dei tendini della cuffia dei rotatori risultavano negativi.
Alla luce del quadro clinico ho prescritto al paziente una radiografia e una risonanza magnetica della spalla, che hanno evidenziato una grave artrosi gleno-omerale con deformità della glena, ma fortunatamente con tendini della cuffia dei rotatori integri. La diagnosi finale è stata di artropatia concentrica della spalla.
Dato il quadro clinico severo e la limitazione funzionale che non aveva risposto ai trattamenti conservativi precedenti, ho indicato come trattamento definitivo l’intervento chirurgico di protesi anatomica della spalla.
Dopo l’intervento chirurgico e il necessario periodo di immobilizzazione con il tutore, il paziente è stato indirizzato verso un percorso fisioterapico mirato a recuperare completamente il movimento e consentirgli di tornare a svolgere agevolmente le sue attività lavorative.

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