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Il dott. Gaj sul Corriere dello Sport: la cuffia dei rotatori e i rischi per i tennisti, in occasione degli Internazionali BNL d’Italia 2026

In occasione degli Internazionali BNL d’Italia 2026, il Corriere dello Sport ha intervistato il dott. Edoardo Gaj nell’ambito della rubrica “Tennis è salute”, per approfondire una delle problematiche più frequenti tra i tennisti: la lesione della cuffia dei rotatori.

Nel corso dell’intervista, il dott. Gaj – chirurgo ortopedico specializzato presso UPMC Salvator Mundi International Hospital di Roma – ha spiegato le cause più comuni dei problemi alla spalla nel tennis, i segnali da non sottovalutare, le strategie di prevenzione e le più moderne soluzioni terapeutiche.

 

Intervista al dott. Edoardo Gaj

Che cos’è la cuffia dei rotatori e perché il tennis è uno sport “a rischio” per questa struttura?

«La cuffia dei rotatori è un gruppo di quattro muscoli e i rispettivi tendini che avvolgono l’articolazione della spalla, come se fosse una “coperta” muscolare. Questi muscoli sono essenziali per stabilizzare l’articolazione durante i movimenti, consentendo di sollevare il braccio e di generare forza.

Nel tennis, il servizio, le volée e i colpi da fondocampo comportano movimenti ripetitivi e ad alta velocità che sottopongono la spalla a stress continuo.

Il problema principale è la degenerazione da usura – quello che definiamo un trauma degenerativo. Nel tempo, questa usura progressiva può danneggiare i tendini, compromettendo la funzionalità della spalla.

È un processo simile a quello che si osserva negli sport che richiedono gesti altamente ripetitivi, come il nuoto o la pallavolo».

 

Quali sono le strategie di prevenzione che i tennisti dovrebbero adottare per proteggere la cuffia dei rotatori?

«Sebbene non sia possibile combattere completamente l’usura naturale, è certamente possibile prevenirne l’insorgenza e rallentarne la progressione.

Il consiglio principale è questo: non concentrare l’allenamento esclusivamente sulla spalla e sul gesto specifico del tennis.

Accanto alla pratica sportiva, è fondamentale affiancare esercizi mirati di rinforzo muscolare che coinvolgano non solo la spalla, ma l’intera muscolatura di supporto – gli arti superiori nel loro complesso, gli arti inferiori e l’addome.

Un core stabile e una muscolatura equilibrata distribuiscono meglio i carichi articolari e riducono il rischio di lesioni.

Consiglio inoltre sempre un riscaldamento adeguato prima degli allenamenti e della competizione, oltre a una progressiva intensificazione dello sforzo per adattare i tessuti ai carichi».

 

Quali sono i segnali di allarme che un tennista non dovrebbe ignorare?

«Un dolore persistente è sempre un segnale da prendere sul serio.

In particolare, prestare attenzione al dolore notturno – spesso descritto come fastidio nel dormire sul fianco colpito – rappresenta un indicatore specifico di problematiche alla cuffia.

Altrettanto importante è la perdita di forza o la difficoltà a compiere movimenti che prima erano semplici, come sollevare il braccio in alto o generare la consueta potenza nel servizio.

Se notate uno di questi sintomi – dolore che persiste, debolezza, limitazione dei movimenti – è fondamentale rivolgersi a uno specialista ortopedico per una valutazione.

Una diagnosi precoce fa una grande differenza nei risultati del trattamento».

 

Come viene affrontato il trattamento? Fisioterapia o intervento chirurgico?

«La scelta del trattamento dipende completamente dalla diagnosi e dalla gravità della lesione.

Una visita ortopedica accurata, spesso supportata da imaging (risonanza magnetica), ci permette di valutare lo stato dei tendini.

Nel caso di problematiche non strutturali, un approccio conservativo basato su fisioterapia mirata, esercizi di rinforzo e gestione del carico è spesso risolutivo.

Tuttavia, quando vi è una lesione dei tendini, l’intervento chirurgico potrebbe essere necessario.

La buona notizia è che oggi usiamo tecniche artroscopiche mininvasive che comportano incisioni di pochi millimetri e tempi di guarigione significativamente ridotti rispetto alle metodiche utilizzate in passato.

Inoltre, le nuove tecnologie e l’utilizzo di patch bioinduttivi sono capaci di aiutare la rigenerazione tissutale e abbattere il rischio di recidiva senza allungare i tempi chirurgici o di ripresa post-operatoria».

 

Quali sono i tempi di recupero dopo un intervento chirurgico? Un tennista professionista può tornare al livello precedente?

«Grazie alle tecnologie chirurgiche moderne, i tempi di ripresa sono molto più rapidi di quanto si potrebbe pensare.

Dopo un intervento artroscopico, la maggior parte dei pazienti inizia a riprendere la mobilità entro poche settimane e ritorna a svolgere attività quotidiane in tempi ragionevoli.

Naturalmente, il ritorno allo sport agonistico richiede un protocollo di fisioterapia graduale e controllato – parliamo di alcuni mesi – ma è totalmente possibile.

L’uso dei patch bioinduttivi abbrevia ulteriormente i tempi perché permettono una migliore e più rapida integrazione del tessuto riparato.

Voglio sottolineare che il successo dipende molto dalla compliance del paziente: chi segue scrupolosamente il programma fisioterapico ha altissime probabilità di tornare a giocare al proprio massimo livello, con il beneficio aggiunto di una spalla più stabile e meno soggetta a future recidive».

 


PDF dell’articolo originale

Scarica l’intervista pubblicata sul Corriere dello Sport – Speciale Internazionali BNL d’Italia 2026.

Intervista Corriere Dello Sport


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Approfondisci sul mio blog

Per approfondire i temi trattati nell’intervista, ho dedicato alla lesione della cuffia dei rotatori una guida completa e una serie di articoli specialistici:

Sono Edoardo Gaj, chirurgo ortopedico specializzato in patologie di spalla e ginocchio. Ho conseguito la Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia e un Dottorato di ricerca presso l'Università La Sapienza di Roma. Sono medico ufficiale della FIGC e membro di società scientifiche italiane ed europee come SIOT, SICSeG e SECEC. Ho all'attivo numerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali. Il mio approccio parte sempre dall'ascolto: ogni percorso di cura è costruito sulla persona, non solo sulla diagnosi. Opero a Roma con tecniche artroscopiche e mininvasive.

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