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Protesi inversa di spalla – Guida al paziente over 60

Protesi inversa di spalla: cos’è, quando serve e quali benefici offre – Guida al paziente over 60

La protesi inversa di spalla prende il nome dal fatto che sovverte completamente l’anatomia naturale dell’articolazione della spalla. Negli ultimi 15 anni, in Italia questo tipo di intervento ha visto un aumento significativo, superiore al 300%, grazie ai benefici significativi che offre ai pazienti.

Nella protesi inversa, la normale anatomia della spalla viene invertita: la parte normalmente concava della scapola diventa convessa, mentre la testa dell’omero, solitamente convessa, diventa concava.

Di che materiale è fatta la protesi inversa e come si impianta?

La protesi inversa di spalla è realizzata con materiali avanzati, principalmente leghe di titanio e speciali plastiche ad alta resistenza.

L’intervento chirurgico consiste in un’incisione di circa 10 cm nella parte anteriore della spalla. Attraverso questa incisione, il chirurgo ortopedico separa i piani tra il muscolo deltoide e il grande pettorale, raggiungendo il piano osseo. Dopo la rimozione della cartilagine danneggiata, si procede all’impianto delle componenti protesiche all’interno dell’osso.

Quando è indicato impiantare una protesi inversa di spalla?

La protesi inversa di spalla non è mai la mia prima scelta terapeutica. Prima di optare per questa soluzione, è fondamentale provare trattamenti conservativi come fisioterapia o infiltrazioni articolari.

L’intervento diventa necessario quando la qualità di vita del paziente è fortemente compromessa, rendendo difficili o impossibili le attività quotidiane.

Le mie indicazioni principali per l’impianto della protesi inversa nel mio studio a Roma sono:

Quali benefici posso aspettarmi dalla protesi inversa?

Se l’indicazione è corretta, il paziente noterà benefici immediati, soprattutto per la riduzione del dolore. Durante la fisioterapia post-operatoria, sarà evidente anche un graduale e progressivo recupero del movimento articolare, migliorando significativamente la qualità di vita.

Gli obiettivi concreti sono consentire al paziente di svolgere attività quotidiane fondamentali, come:

  • Prendere un bicchiere da un pensile alto;
  • Pettinarsi;
  • Radersi;
  • Eseguire correttamente le cure igieniche (ad es. fare il bidet).

Non voglio operarmi: esistono alternative?

La decisione di impiantare una protesi inversa deve essere presa dopo un’accurata visita specialistica con un ortopedico esperto di spalla, che consideri tutte le caratteristiche e necessità del paziente. Non tutte le lesioni massive della cuffia dei rotatori, infatti, richiedono necessariamente una protesi. In alcuni casi è possibile ottenere buoni risultati con:

  • fisioterapia mirata per migliorare la mobilità;
  • infiltrazioni articolari per gestire il dolore.

Perché è fondamentale personalizzare l’intervento?

La protesi inversa di spalla deve essere sempre “su misura” per il singolo paziente. Prima dell’intervento viene effettuata una TAC della spalla che consente di analizzare precisamente l’anatomia individuale. Una pianificazione preoperatoria dettagliata favorisce un recupero più rapido e completo.

L’utilizzo delle nuove tecnologie come la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale rende il lavoro del chirurgo più preciso, anche se resta fondamentale l’abilità manuale del chirurgo stesso.

Movimenti da evitare dopo l’intervento di protesi inversa:

Dopo l’impianto della protesi inversa ci sono alcuni movimenti, chiamati “lussanti”, da evitare assolutamente:

  • Alzarsi dalla sedia facendo leva sui braccioli;
  • Tirare il paziente verso il cuscino mettendo la mano sotto l’ascella quando è sdraiato a letto. Cosi facendo si crea una leva che favorisce la lussazione della protesi inversa di spalla.

Questi movimenti possono provocare la lussazione della protesi e devono essere attentamente evitati.

Quanto è importante la fisioterapia post operatoria?

La fisioterapia dopo la protesi inversa è fondamentale per il successo dell’intervento. Il percorso riabilitativo, coordinato tra ortopedico e fisioterapista, permette al paziente di recuperare in modo sicuro e graduale non solo l’arco di movimento ma anche il controllo neuro-propriocettivo, fondamentale per la ripresa funzionale completa della spalla.

Mia esperienza di un caso clinico esemplificativo di protesi inversa di spalla

Presso il mio ambulatorio di chirurgia della spalla a Roma ho visitato una paziente di 75 anni che da diversi anni soffriva di un dolore progressivo e ingravescente alla spalla. Questo dolore limitava fortemente lo svolgimento delle sue attività quotidiane, riducendo significativamente la sua qualità di vita.

Circa dieci anni prima le era stata diagnosticata una lesione della cuffia dei rotatori che, a causa di problematiche familiari, non era stata trattata chirurgicamente.

Attualmente, la paziente lamentava una grave limitazione del movimento della spalla. Durante la visita specialistica, i test clinici per i tendini della cuffia dei rotatori (sovraspinoso, sottospinoso, sottoscapolare) risultavano tutti positivi, indicando una lesione completa. Il movimento passivo della spalla era pressoché completo, sebbene doloroso; quello attivo, invece, risultava fortemente limitato e provocava intenso dolore superati i 90°.

La risonanza magnetica effettuata mostrava una rottura completa dei tre tendini principali della cuffia dei rotatori, con un grado avanzato di retrazione e atrofia muscolare tale da rendere impossibile la riparazione chirurgica artroscopica.

Considerato il quadro clinico e radiografico, le limitazioni funzionali gravi riportate dalla paziente e l’insuccesso delle terapie conservative, è stata indicata la necessità di eseguire un intervento chirurgico di protesi inversa di spalla.

Alla paziente è stato consigliato di individuare un fisioterapista di fiducia da mettere in contatto con l’ortopedico, così da pianificare insieme il percorso riabilitativo post-operatorio, fondamentale per il recupero ottimale della funzionalità della spalla.

 

Protesi Inversa

 

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Domande Frequenti

L’intervento dura mediamente tra 60 e 90 minuti, a seconda della complessità. Tuttavia, il tempo totale trascorso in sala operatoria può essere più lungo, fino a quattro ore, considerando i tempi di preparazione e recupero.
Nella maggior parte dei casi, la dimissione avviene dopo 2-3 giorni dall’intervento. Al momento della dimissione, il paziente riceverà un protocollo riabilitativo dettagliato con tutte le indicazioni da seguire a casa.
L’intervento di protesi inversa di spalla non è tra i più dolorosi. Il dolore, quando presente, è generalmente ben gestibile con una terapia antidolorifica personalizzata prescritta dal chirurgo.
Non esiste una tempistica standard, poiché dipende dalle caratteristiche individuali e dalla tipologia dell’intervento. Solitamente il tutore viene utilizzato per circa 15 giorni.
Una volta rimosso il tutore e avviata la fisioterapia, è possibile riprendere gradualmente le attività quotidiane. Normalmente si può tornare a guidare dopo circa 45 giorni, mentre il percorso completo di riabilitazione dura in media 2-3 mesi.Le protesi inverse moderne hanno una durata media di oltre 15 anni. È importante considerare che più giovane è il paziente, maggiore sarà l’usura della protesi nel tempo.

Sono Edoardo Gaj, chirurgo ortopedico specializzato in patologie di spalla e ginocchio. Ho conseguito la Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia e un Dottorato di ricerca presso l'Università La Sapienza di Roma. Sono medico ufficiale della FIGC e membro di società scientifiche italiane ed europee come SIOT, SICSeG e SECEC. Ho all'attivo numerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali. Il mio approccio parte sempre dall'ascolto: ogni percorso di cura è costruito sulla persona, non solo sulla diagnosi. Opero a Roma con tecniche artroscopiche e mininvasive.

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