Quando la spalla esce dal suo posto naturale si parla di lussazione della spalla. Prima di pensare subito all’intervento chirurgico, è fondamentale fare una diagnosi accurata per comprendere esattamente il tipo di danno e scegliere il trattamento più adatto. Non tutte le lussazioni della spalla sono uguali e non sempre è necessario ricorrere al bisturi.
Perché la spalla si lussa facilmente?
L’articolazione della spalla è la più instabile del corpo umano, e per questo motivo è particolarmente soggetta a episodi di lussazione. Esistono numerose procedure chirurgiche per limitare il rischio di recidiva, ma frequentemente anche un trattamento conservativo senza chirurgia può essere efficace.
In cosa consiste il trattamento conservativo (non chirurgico)?
Il trattamento conservativo consiste nell’applicazione di un tutore per circa quattro settimane. Al termine di questo periodo sarà necessario iniziare un percorso di riabilitazione condiviso tra ortopedico, fisioterapista e preparatore atletico.
La prima fase della riabilitazione punta a recuperare completamente l’arco di movimento della spalla, ripristinandone la biomeccanica corretta ed evitando compensi scapolari. Successivamente il trattamento si concentra sul controllo neuropropriocettivo e sul rinforzo muscolare, riducendo il rischio di nuove lussazioni.
Il percorso fisioterapico dura solitamente da 1 a 2 mesi. Prima di riprendere l’attività sportiva è consigliato un programma specifico con un preparatore atletico specializzato.
Purtroppo il tasso di recidiva in caso di trattamento conservativo è piuttosto elevato (circa 75%), soprattutto nel giovane under 25 che ha subito una lussazione della spalla traumatica
Tipologie di intervento chirurgico per la lussazione della spalla
Gli interventi chirurgici per la spalla possono essere divisi in due categorie principali: anatomici e non anatomici.
Interventi anatomici
Questi interventi mirano a riparare direttamente le strutture lesionate dalla lussazione.
La tecnica anatomica più utilizzata nella mia pratica è la capsuloplastica artroscopica. La capsuloplastica artroscopica è una procedura mini-invasiva che prevede solo tre piccole incisioni (circa 5 mm ciascuna), favorendo una rapida guarigione e riducendo il dolore post-operatorio.
L’intervento di capsuloplastica artroscopica consente di riparare il cercine glenoideo antero-inferiore lesionato, utilizzando speciali ancorine. È possibile inoltre tensionare i legamenti gleno-omerali medio e inferiore maggiormente coinvolti nella lussazione. Questa tecnica rispetto al trattamento conservativo ha un tasso di recidiva intorno al 10%, che può essere ulteriormente abbassato associando il remplissage (7-8%).
Interventi non anatomici
Gli interventi non anatomici sono indicati quando non è possibile recuperare completamente le strutture lesionate. In questi casi, si utilizzano tecniche alternative per prevenire ulteriori lussazioni.
La tecnica non anatomica più frequentemente utilizzata è l’intervento di Latarjet. L’intervento di Latarjet è particolarmente indicato in caso di lussazioni recidivanti in cui si è creato un danno osseo a livello della glena scapolare.
La procedura prevede un’incisione di circa 7 cm e consiste nello spostamento dell’apofisi coracoide dalla sua sede originaria alla parte antero-inferiore della glena, creando un blocco osseo che impedisce nuove lussazioni.
Oltre al blocco osseo, la tecnica di Latarjet offre altri vantaggi:
- Effetto “amaca” del tendine congiunto che stabilizza ulteriormente la spalla.
- Ricostruzione della capsula articolare.
- Rinforzo della porzione inferiore del tendine sottoscapolare.
Questi aspetti rendono l’intervento di Latarjet estremamente efficace, con un tasso di recidiva intorno al 3%.
Importanza della fisioterapia dopo la lussazione della spalla
La fisioterapia riveste un ruolo centrale sia nei trattamenti conservativi sia nella riabilitazione post-operatoria. Per tornare all’attività sportiva, specialmente agonistica, è fondamentale affidarsi a un preparatore atletico specializzato nel return-to-play, garantendo un recupero completo di forza e stabilità.
Conclusioni
Non tutte le lussazioni della spalla richiedono necessariamente un intervento chirurgico. Ogni decisione deve essere personalizzata, valutando attentamente le esigenze del paziente e il danno anatomico riportato. Quando l’intervento è indispensabile, la scelta della tecnica dipenderà dal quadro clinico individuale.
La mia esperienza in un caso clinico esemplificativo
Un ragazzo di 23 anni ha subito una prima lussazione della spalla giocando a calcio. Dopo una diagnosi di lussazione anteriore eseguita in pronto soccorso, il paziente è stato indirizzato ad un trattamento conservativo di quattro settimane con tutore. Al termine dell’utilizzo del tutore, ha intrapreso un percorso di fisioterapia, riprendendo poi l’attività sportiva. Dopo circa un mese, ha avuto un secondo episodio di lussazione per il quale si recava presso il mio ambulatorio per un consulto e una seconda opinione.
La risonanza magnetica prescritta ha documentato una lesione di Bankart senza un coinvolgimento osseo significativo e una profonda lesione di Hill-Sachs. Data l’assenza di importanti deficit ossei glenoidei, il paziente è stato sottoposto a capsuloplastica artroscopica associata a remplissage. Questo trattamento combinato ( capsuloplastica artroscopica + remplissage) ha ridotto il rischio di recidiva dal 75% (trattamento conservativo) al 7-8%.
Non esiste una procedura chirurgica che annulli completamente il rischio di recidiva, ma combinare chirurgia e fisioterapia accurata garantisce il migliore risultato possibile per il paziente.

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