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L’intervento di Latarjet alla spalla è uno dei due interventi più comuni praticati nella lussazione. La lussazione della spalla è un problema comune tra giovani sportivi, soprattutto se praticano attività con frequenti contatti fisici come rugby, calcio o sport di combattimento. Essendo l’articolazione più mobile del corpo umano, la spalla risulta particolarmente vulnerabile e soggetta a fuoriuscite.

Perché la spalla si lussa?

La spalla può lussarsi in seguito a un trauma diretto, come un impatto violento durante l’attività sportiva, oppure anche senza un evento traumatico evidente. Quando avviene la lussazione, è frequente che si verifichino lesioni ai legamenti e, in alcuni casi, danni ossei.

Quali sono le lesioni più frequenti associate alla lussazione della spalla?

Circa nel 90% dei casi la spalla esce anteriormente, provocando due tipi di danni ossei principali:

  • Lesione ossea di Bankart: interessa la parte anteriore e inferiore della glena (la superficie articolare della scapola).
  • Lesione di Hill-Sachs: colpisce la porzione postero-superiore della testa dell’omero.

Maggiore è il numero di episodi di lussazione, più gravi saranno i danni ossei.

Quando serve l’intervento di Latarjet?

L’intervento di Latarjet diventa fondamentale quando:

  • Si verificano frequenti episodi di lussazione.
  • Il danno osseo supera il 15-20% della superficie articolare della glena.

In questi casi, trattamenti conservativi o tecniche mini-invasive come l’artroscopia potrebbero non bastare per garantire la stabilità necessaria alla spalla.

Che cos’è l’intervento di Latarjet?

L’intervento di Latarjet consiste nel trasferire un piccolo osso (la coracoide) della scapola nella porzione antero inferiore alla glena. Cosi facendo si andrà ad ampliare la superficie articolare creando un blocco meccanico e a prevenire ulteriori lussazioni.

In questo intervento non vengono tagliati tendini o muscoli ma si passa in mezzo alle fibre del tendine sottoscapolare in modo da evitare ripercussioni.

Per gli sportivi, questa procedura è particolarmente efficace perché riduce drasticamente il rischio di recidiva (circa il 3-4%). Nonostante sia un intervento più invasivo dell’artroscopia, offre il vantaggio di tempi di recupero e di immobilizzazione più brevi.

Ci sono alternative meno invasive?

Quando il danno osseo è inferiore al 15%, si possono scegliere tecniche artroscopiche meno invasive, riparando il cercine e i legamenti. Tuttavia, questi interventi hanno un rischio leggermente più alto di nuove lussazioni rispetto all’intervento di Latarjet.

Mia esperienza di un caso clinico esemplificativo di intervento di Latarjet per lussazione recidivante della spalla

Un ragazzo di 22 anni, rugbista semi-professionista, si è presentato presso il mio ambulatorio di chirurgia della spalla a Roma riferendomi che all’età di 19 anni aveva subito un primo episodio di lussazione anteriore della spalla. Inizialmente, era stato sottoposto a un trattamento conservativo non chirurgico che prevedeva l’utilizzo di un tutore per circa quattro settimane, seguito da un percorso riabilitativo mirato. Dopo questo trattamento, il paziente era riuscito a riprendere regolarmente l’attività sportiva. Pochi mesi dopo il ritorno allo sport, però, il giovane atleta ha subito un secondo episodio di lussazione, sempre in seguito a un trauma diretto durante una partita. Successivamente, si sono verificati ulteriori cinque episodi di lussazione, di cui gli ultimi due avvenuti durante semplici movimenti della vita quotidiana. Durante la mia visita specialistica, i test clinici risultavano positivi per una lussazione antero-inferiore della spalla. La risonanza magnetica (RM) ha evidenziato una lesione di Bankart piuttosto marcata e una lesione laterale di Hill-Sachs. Il quadro clinico e radiografico suggeriva chiaramente la necessità di un intervento chirurgico con tecnica di Latarjet, ma prima di procedere era necessaria una TAC della spalla per valutare precisamente l’entità del danno osseo. La TAC ha confermato un deficit osseo di circa il 20%, confermando così l’indicazione chirurgica all’intervento di Latarjet. Dopo l’intervento, il paziente dovrà indossare un tutore per circa 15 giorni per garantire una corretta guarigione. Successivamente, affronterà un percorso riabilitativo di circa due mesi, fondamentale per recuperare completamente la mobilità e la stabilità della spalla. Al termine del percorso fisioterapico inizierà un programma specifico di ritorno all’attività sportiva, che gli consentirà di riprendere pienamente la sua carriera atletica.

Intervento di Latarjet alla spalla

Conclusioni

Per sportivi giovani tra i 20 e i 40 anni, scegliere l’intervento giusto per una lussazione di spalla significa poter tornare rapidamente e con sicurezza allo sport preferito. Una visita specialistica ortopedica è indispensabile per individuare la soluzione migliore, personalizzata in base alla gravità della lesione, al tipo di attività sportiva e alle esigenze personali.

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Domande Frequenti

Dopo l’intervento di Latarjet si utilizza un tutore per circa 15 giorni. Successivamente si inizia un percorso di fisioterapia, che dura in media 2-3 mesi, per recuperare completamente forza e mobilità.
Il ritorno allo sport non dipende solo dal tempo trascorso, ma dal recupero completo di forza, stabilità e controllo neuromuscolare della spalla. È fondamentale seguire un programma riabilitativo personalizzato e non affrettare i tempi.
L’intervento ha una durata di circa 60 minuti.
Non si tratta di un intervento particolarmente doloroso. Il dolore post-operatorio è generalmente ben controllato con i farmaci e il paziente viene dimesso in prima o seconda giornata post-intervento.
Sì. L’intervento prevede un’incisione di circa 5-7 cm per prelevare l’apofisi coracoide e trasferirla nella parte antero-inferiore della glena, al fine di ripristinare la stabilità della spalla.

Sono Edoardo Gaj, chirurgo ortopedico specializzato in patologie di spalla e ginocchio. Ho conseguito la Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia e un Dottorato di ricerca presso l'Università La Sapienza di Roma. Sono medico ufficiale della FIGC e membro di società scientifiche italiane ed europee come SIOT, SICSeG e SECEC. Ho all'attivo numerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali. Il mio approccio parte sempre dall'ascolto: ogni percorso di cura è costruito sulla persona, non solo sulla diagnosi. Opero a Roma con tecniche artroscopiche e mininvasive.

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